sondaggi on-line

Ruolo e rilevanza dei sondaggi on-line.

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mercoledì, 30 marzo 2005

L'Inchiesta è finitaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ho avuto un po'di difficoltà a causa di interviste mancate e rinviate, ma finalmente ce l'ho fatta...speriamo vada bene!

eccola:

NUMERI, TABELLE, PERCENTUALI:
FIGLI DI STATISTICHE E SONDAGGI INVADONO I MEDIA
Tutti si lamentano, ma nessuno è disposto a farne a meno



Dal vincitore delle elezioni presidenziali americane a quello del prossimo scudetto, dal nostro colore preferito a cosa mangiamo abitualmente a colazione…
Tutto ciò e molto di più è oggetto di sondaggi, inchieste e dibattiti nei media: numeri, percentuali, tabelle e diagrammi a torta riempiono le pagine dei giornali, le schermate televisive e i portali di tutto il mondo.
Fino a qualche tempo fa solo le notizie di economia o di sport riportavano dati numerici, che in qualche modo erano riservati agli utenti più esperti. Ora invece, anche la politica, la cultura e la società si trovano letteralmente sommerse da tavole e schemi più o meno attendibili.
Perché tutto questo?
I numeri in quanto tali sembrano conferire "credibilità" ad un articolo, ad un servizio o ad un'opinione qualsiasi sia l'argomento trattato.
Come sostiene il giornalista Cristiano Piccinelli, «un buon giornalismo deve tener conto delle fonti, dei dati e dei numeri.» Giustissimo, ma è anche vero che usarli, non significa abusarne.
«Pochi dati, ma buoni. Altrimenti nauseano!» Beppe Severgnini presenta così il motto del bravo giornalista, che spesso li utilizza senza nemmeno saperli leggere, solo perché al pubblico piacciono.
I lettori, i telespettatori, ma anche gli utenti del web interpretano, spesso troppo liberamente, i risultati dei sondaggi: nei media vengono catturati i numeri più che i concetti sottostanti ad essi, e si preferisce accompagnarli con interpretazioni personali piuttosto che con argomenti apportati da chi li ha studiati. Per cui pur essendoci dati reali, questi perdono credibilità a causa dell'autonomia di interpretazione.
Frequentemente si tende ad approssimare o ad enfatizzare: quante volte il numero delle vittime di un incidente lievita a dismisura o rimane incerto per molto tempo?
«Il numero non è la statistica e quindi va modellato per acquisire valore.- dichiara Lorenzo Bernardi, statistico- La statistica sociale non può ridursi a mero, a volte ossessivo, strumento di dissennati sondaggi sulla popolazione e sulle sue opinioni.» Per questo è necessario andare oltre i toni coloriti e il gusto immaginifico della parola, che i dati spesso assumono nei media, dando maggior spazio alla loro scientificità. In questo modo non saranno solo un arricchimento e un abbellimento della notizia, ma un effettivo segnale di credibilità.
Credibilità quindi. Ma la verità della cronaca?

I giornalisti usano i numeri per avvalorare le loro tesi; gli studiosi di statistica, economica o sociale che sia, con dati e percentuali ci lavorano da sempre, ma oggi si trovano difficoltà, perché la popolazione è stanca di rispondere a domande di ogni sorta e quindi storce il naso quando viene interpellata per un'indagine; i fruitori dei media non vogliono più partecipare ai sondaggi, ma ne vogliono conoscere i risultati.
«L'atteggiamento del pubblico verso i sondaggi è negativo- sostiene Arjuna Tuzzi, docente di Statistica presso l’Università di Padova - perché sono considerati fastidiosi e invadenti, non rappresentano più una novità e pertanto non suscitano interesse.»
Come attirare quindi pubblico che risponda alle domande dei sondaggi?
Gli istituti di statistica, ma anche tutti gli altri enti che commissionano questo tipo di ricerche, hanno provato scegliendo un gruppo di persone omogeneo, che accettasse di essere sondato e rimanesse sempre lo stesso per un po'di tempo. Questo sistema però non è sempre valido dato che il campione, restando costante, può risultare scarsamente rappresentativo per diversi argomenti.
Pertanto si è optato per un'incentivazione dei partecipanti ai sondaggi ad esempio attraverso l'estrazione di un premio fra coloro i quali si offrono di rispondere ad alcune domande. Anche questo sistema non è dei più scientifici e i risultati possono quindi considerarsi inattendibili il più delle volte.
Niente trucchi quindi, l'unica strada sembra essere il coinvolgimento: bisogna rendere gli intervistati consapevoli dell'impossibilità di "prescindere" dal loro contributo.

Sondaggi, numeri, percentuali e tabelle: tutti li amano, ma tutti li temono; tutti li vogliono, ma nessuno va in profondità; tutti si lamentano, ma nessuno può farne a meno.


Postato da: francecec a 12:20 | link | commenti (2)

mercoledì, 19 gennaio 2005

Padova, 19 gennaio 2004

Prima bozza dell'inchiesta.

NUMERI, TABELLE, PERCENTUALI.

FIGLI DI STATISTICHE E SONDAGGI INVADONO I MEDIA.

Tutti si lamentano, ma nessuno è disposto a farne a meno.

 

 

introduzione sull’invasione dei numeri nei media; nelle varie sezioni dei giornali e per i vari argomenti

 

sono credibili? Sono troppi?

 

1)De Biase e la credibilità, Piccinelli e il buon giornalismo, Semenzato e l’incapacità di lettura e i numeri del giornalista e del lettore, Lepri e l’approssimazione e l’enfatizzazione dei risultati;

2)Tuzzi e la difficoltà degli statistici a fare indagini per l’esagerazione dell’utilizzo dei sondaggi, Bernardi per rapporto statistica-stampa.

                                                                                

 

 

 

 

Dal vincitore delle elezioni presidenziali americane a quello del prossimo scudetto…dal nostro colore preferito a cosa mangiamo abitualmente a colazione…

Tutto ciò e molto di più è oggetto di sondaggi, inchieste, interviste e dibattiti nei media: i numeri, le percentuali, tabelle incomprensibili e diagrammi a torta riempiono le pagine dei quotidiani, dei settimanali, le schermate televisive e i portali di tutto il mondo.

Fino a qualche tempo fa solo le pagine e le trasmissioni di economia o di sport riportavano dati numerici, che in qualche modo erano riservati agli utenti più esperti. Ora invece, anche la politica, la cultura e la società si trovano letteralmente sommerse da tavole e schemi più o meno attendibili.

Perché tutto questo? Si tratta solo di un trend destinato a passare o è qualcosa di più?

I numeri in quanto tali sembrano conferire “credibilità” ad un articolo, ad un servizio o ad un’opinione qualsiasi sia l’argomento trattato. D’altronde si sa: la matematica non è un’opinione!

Inoltre, come sostiene il giornalista Cristiano Piccinelli, “un buon giornalismo deve tener conto delle fonti, dei dati e dei numeri.” Giustissimo, ma è anche vero che usarli, non significa abusarne.

“Pochi dati, ma buoni. Altrimenti nauseano!” Questa frase di Beppe Severgnini può essere presa come motto del bravo giornalista, che spesso non sa nemmeno leggerli, ma li utilizza perché al pubblico piacciono. I lettori e i telespettatori, ma anche gli utenti del web interpretano, spesso troppo liberamente, i risultati dei sondaggi e le tabelle che li riportano

Sono quindi realmente credibili?

Spesso si tende ad approssimare o ad enfatizzare: quante volte il numero delle vittime di un incidente lievita a dismisura o rimane incerto per molto tempo?

Credibilità quindi. Ma la verità della cronaca?

I giornalisti usano i numeri per avvalorare le loro tesi; gli studiosi di statistica, economica, demografica o sociale che sia, con dati e percentuali ci lavorano da sempre, ma oggi trovano difficoltà a farlo, perché la popolazione è stanca di rispondere a domande di ogni sorta e quindi storce il naso quando viene interpellata per un’indagine; i fruitori dei media non vogliono più partecipare ai sondaggi, ma ne vogliono conoscere i risultati

Tutti li amano, ma tutti li temono; tutti li vogliono, ma nessuno va in profondità; tutti si lamentano, ma nessuno può farne a meno.

 


Postato da: francecec a 15:19 | link | commenti (5)

martedì, 11 gennaio 2005

Padova, 11 gennaio 2005

Eccomi di nuovo!

 

Morire a 8 anni giocando.

DUE FRATELLINI UNITI IN UN TRAGICO DESTINO

Giorgia non ce l’ha fatta: un attacco di cuore l’ha portata via come era successo a suo fratello due anni fa.

 

Si è accasciata a terra mentre giocava per strada con alcuni amichetti. La piccola Giorgia Bonassoli di Ponte Nossa (Bergamo) è morta improvvisamente nel pomeriggio di ieri, unita nel suo tragico destino, a suo fratello Andrea, anche lui deceduto mentre stava giocando al luna park due anni fa.

Come il fratello maggiore, si pensa che anche Giorgia sia stata vittima di una malformazione cardiaca, anche se le cause del decesso sono ancora da accertare. Si attende pertanto il risultato dell’autopsia disposta dal pubblico ministero Francesco Lentano, lo stesso che si occupò nel luglio 2002 del caso di Andrea.

La mamma della bambina, Paola Coter, dopo la tragedia che aveva coinvolto il suo primogenito, aveva sottoposto la piccola Giorgia a tutte le analisi possibili, che non avevano evidenziato alcuna anomalia.

In pochi minuti invece, la bimba se n’è andata e a nulla sono valsi i tentativi di rianimarla della madre prima e dei soccorritori del 118 poi.

« Era una bambina affettuosa, vivacissima come tutti quelli della sua
età. La notizia della sua morte improvvisa ha lasciato tutta la
comunità senza parole. Siamo addolorati, sgomenti. » Con queste parole Don Gianfranco Lazzaroni, sacerdote della parrocchia di Sant’Antonio, frequentata dalla famiglia Bonassoli, ricorda Giorgia. L’aveva vista solo pochi giorni prima, ad un incontro prenatalizio per i bambini che l’anno prossimo riceveranno la prima comunione.

«Era allegra, serena. Chi avrebbe potuto immaginare quello che è accaduto?» - continua il parroco.

Giorgia viveva a Costa Volpino con la mamma Paola da poco più di un anno. Si erano trasferite in quel piccolo paese dopo la scomparsa di Andrea, quasi a voler dimenticare l’immane tragedia che aveva colpito la loro famiglia, allontanandosi dai luoghi che potevano ricordare il bambino. Il padre della piccola, invece, Ferruccio Bonassoli, dal quale la moglie era separata, vive a Brescia, dove ha avuto notizia di cosa è successo alla sua figlia minore.

In paese tutti piangono la piccola. I bambini della scuola elementare che Giorgia frequentava si sono raccolti in preghiera ed oggi riceveranno una visita del parroco Don Gianfranco, che, insieme alle maestre, cercherà di consolarli e spiegare loro cos’è successo alla loro compagna.

 

Valentino Pesci:

Ottimo veramente, attacco molto efficace

 


Postato da: francecec a 13:48 | link | commenti

martedì, 21 dicembre 2004

COMUNICATO STAMPA-Provincia di Treviso

 

Il presidente della provincia di Treviso, Luca Zaia, ha acquistato ieri mattina alla fiera del bestiame di Santa Lucia di Piave, sei asinelli nani italiani, di cui una gravida, che dovrebbero essere utilizzati per la manutenzione delle aiuole provinciali.

 

La provincia ha progettato un primo esperimento volto a sostituire i costosi trattorini finora impiegati per la pulizia delle strade, con gli animali.  Si terrà in Comune di Paese, in un’area interna e debitamente controllata, per un breve lasso di tempo.

Se dopo questo periodo di prova l’utilizzo degli asini si sarà rivelato proficuo, ne verranno acquistati degli altri per tutte le strade di competenza provinciale.

 

In questo modo ci si auspica di poter ridurre le spese dell’ente pubblico dai centomila euro all’anno di ora alle poche centinaia di ogni animale.

 

Il Presidente Zaia ha infine indetto un concorso per i bambini, che dovranno scegliere i nomi dei sei asinelli e del settimo in arrivo.   


Postato da: francecec a 16:11 | link | commenti

Padova, 21 dicembre 2004

Ecco un nuovo articolo:

Al mercato il reparto frutta e verdura deserto

MELE E CAVOLFIORI: DA BENI DI PRIMA NECESSITA'A BENI D'ELITE

Intervista a una consumatrice, a un commerciante e un grossista sui costi dei prodotti agroalimentari.

"Da quando c'è l'euro, non posso più permettermi nemmeno l'insalata!"E' la risposta decisa di Maria Bortolin, pensionata settantenne di Prata di Pordenone, in tema di prezzi. Le avevamo chiesto cosa pensasse, da consumatrice, dei costi dei prodotti agroalimentari. "Un tempo avevo l'orto in casa, ma poi mio marito è mancato, mi sono venuti i dolori alle gambe e non me ne sono più potuta occupare. Per questo ora vengo al mercato a comprare la frutta e la verdura."Ci troviamo infatti al mercato settimanale di Prata. Sono le 9 di un martedì mattina come tanti in "Piazza dell'indipendenza dei popoli", detta comunemente "Piazza Mercato", e la gente di certo non si accalca davanti ai banchetti, seppur invitanti, di frutta e verdura.

"I prezzi sono alle stelle e io con la mia pensione di coltivatrice diretta non ce la faccio proprio a pagare così tanto le carote e i pomodori"- afferma la signora Bortolin girando per le bancarelle alla ricerca del prezzo più conveniente-"I negozianti dovrebbero capire le esigenze di noi anziani e anche delle famiglie! Ora sono costretta ad acquistare il minimo indispensabile."- aggiunge mostrandoci le buste semivuote.

Sentendosi coinvolto, Carlo Piccinin, giovane fruttivendolo del paese, prende la parola per difendersi. "Noi negozianti al dettaglio non abbiamo nessuna colpa per i rincari. Anzi, ne siamo le prime vittime."- afferma. E alla nostra domanda su chi sia il responsabile risponde: "Sono i grossisti che aumentano i prezzi in maniera spropositata! Noi dobbiamo pur guadagnare qualcosa!"- si lamenta.

Il consumatore però è l'ultimo anello di una catena troppo lunga e davanti ad una lievitazione dei prezzi si sente impotente.

"Davanti alla merce ci dovrebbe essere il doppio prezzo"- continua Piccinin- "quello pagato da noi ambulanti e quello di vendita. I clienti potrebbero così finalmente vedere che i nostri non sono aumenti ingiustificati." A questo proposito le associazioni dei consumatori stanno raccogliendo firme affinchè la Cia ( Confederazione Italiana Agricoltori) possa richiedere un decreto legge sull'obbligo di esibire il doppio prezzo (all'origine e alla vendita), in modo che sia gli acquirenti che i commercianti non subiscano rincari beffa. Chiediamo agli intervistati cosa pensino di questa iniziativa.

Carlo Piccinin si è dimostrato favorevole; al contrario Antonio Esposito, grossista napoletano che da ormai 30 anni fornisce i fruttivendoli del pordenonese e di parte della provincia di Treviso, risponde dicendoci che ritiene inutile il doppio prezzo sostenendo che nemmeno la sua categoria è colpevole degli aumenti. "E' l'economia che è in crisi e il nostro settore ne risente particolarmente perchè si occupa di beni di prima necessità. Andate a lamentaarvi con i produttori! Tutti dobbiamo guadagnare!"

In realtà, però, un'indagine del Censis ha dimostrato che solo il 22% di ciò che il consumatore spende va al produttore, mantre il 48% è del grossista. A questo punto appare significativa la battuta conclusiva della signora Bortolin:"Mi non capisco, ma con "i schei" che ho, compro sempre di meno!"


Postato da: francecec a 14:49 | link | commenti (1)

martedì, 14 dicembre 2004

Padova, 14 dicembre 2004
Articolo per l'inchiesta:
 
IL SONDAGGIO DI CORRIERE.IT
Date un nome al 2004
Digitale o reality? Cina o tasse? Un gioco per scegliere un termine che riassuma il significato di un intero anno
SONDAGGIO
Quindici parole per rappresentare il 2004.
Quale la più significativa?

Parole, parole, parole. Ne abbiamo sentite, dette e scritte di tutti i colori in questo 2004. Parole di guerra, di pace, parole di buon senso e parole a sproposito. Un diluvio espressivo nel quale, ammettiamo, è stato alle volte faticoso non perdere la bussola. Ma il rispetto per l'anno che ci sta lasciando richiede ora uno sforzo di sintesi. Per questo Corriere.it vi rivolge, un po' per gioco e un po' no, la domanda di fine anno: qual è la parola del 2004, quella cioè che riassume meglio di tutte e più di tutte l'intero anno? Va detto che illustri studiosi e accademici di altri paesi ci hanno preceduto nel tentativo di cristallizzare 365 giorni in poche lettere. Non è facile: ambiti e interessi sono molteplici, la massa di informazioni enorme. Per arrivare a un risultato ciascuno di noi deve cercare di concentrarsi sulla prevalenza «relativa» di un termine su un altro. E di ciò che sta a significare, di ciò che evoca.

Le parole dell'anno per immagini clicca su una foto


Possiamo fare anche degli esempi, proprio guardando a chi ha già sperimentato lo stesso «gioco». In Germania, gli esperti della Societá linguistica tedesca di Wiesbaden hanno ritenuto che il vocabolo 2004 sia «Hartz IV», ovvero una delle norme contenute nel pacchetto di riforme del mercato del lavoro promosso dal governo Schroeder sulla base delle proposte della commissione di tecnici presieduta da Peter Hartz. Negli Usa, l'autorevole dizionario statunitense Merriam-Webster ha indicato invece in blog - il diario online ormai diventato d'uso comune - il termine, diciamo così, vincente. Più modestamente, Corriere.it preferisce ricorrere a un sondaggio tra i lettori. Per evitare una «babele» di fine anno, abbiamo ristretto il campo a 15 parole che richiamano eventi, personaggi, luoghi della politica, dell'economia, del costume. A voi la scelta finale. In fondo, se ci pensate bene non è poi così male: basta un clic per togliersi lo sfizio di dare un nome al 2004 che se ne va. Per farselo amico e poi salutarlo per sempre.
di Lu. Ge.
14 dicembre 2004 - Corriere.it anche sul tuo cellulare Tim, Vodafone o Wind






Postato da: francecec a 11:31 | link | commenti (1)

Padova, 14 dicembre 2004

Pesci mi ha dato l'ok: posso pubblicarlo!

Originale furto a Merate

TI RUBO LA MACCHINA, MA NON TI PRENDO IL CUORE…

Il ladro “galantuomo” se n’è andato con l’auto tanto desiderata.

 

Un furto è sempre un furto, ma quello che è successo davanti al supermercato di Merate, nella provincia di Lecco, ha dell’inverosimile.

Una signora di circa quarant’anni si trovava a far la spesa, mentre un ladro le sottraeva la sua auto, una Panda compratale pochi giorni prima dal marito. Comprensibile la rabbia e la tristezza della malcapitata, che da lungo tempo desiderava la sua nuova macchinina.

Fin qui nulla di strano.

Il ladro, però, nella fretta di salire nell’auto per non essere visto, deve aver fatto cadere da un sedile un tenero cuscino a forma di cuore, che il marito della signora aveva incluso nel suo dono per abbellirlo.

Quest’atto di galanteria, voluto o causale che fosse, non è comunque stato apprezzato dalla vittima, che, con l’arrivo il 20 novembre di quest’auto, aveva visto realizzarsi uno dei suoi sogni. Finalmente, infatti, poteva fare le grandi spese senza dover aspettare i momenti liberi del marito, poteva andare a prendere i bambini a scuola senza raffreddarsi e accompagnarli in piscina a Lecco senza doversi affidare al servizio pubblico.

Ora dovrà di nuovo utilizzare bicicletta e autobus, anche perché i soldi per comprare un’altra macchina non ci sono. Tutti i risparmi della famiglia erano stati infatti investiti nella Panda.

Al marito della casalinga, ormai appiedata e delusa, non rimane che consolarsi pensando che perlomeno nessuno, con la vettura, ha rubato anche il “cuore” della sua donna.


Postato da: francecec a 09:24 | link | commenti

lunedì, 13 dicembre 2004

Padova, 13 dicembre 2004

Ho deciso di inserire un glossario del giornalismo proposto a lezione da Valentino Pesci. Sembra interessante e utile per l'esame di Stato.

GLOSSARIO DEL GIORNALISMO (prima parte A-F)

APERTURA: notizia posta in alto a destra nella pagina, che ha lo scopo di aprirla.

BIANCA: si riferisce ad un tipo di cronaca che va dal sociale al politico e riguarda la vita di tutti.

CHIUSURA: è l'ora entro la quale il giornale deve essere chiuso in redazione. Per il Gruppo Espresso è solitamente alle 22.30, tranne quando ci sono le partite serali (23.30) e in caso di elezioni (1.00-1.30 o un'ora "X"stabilita).

COCCODRILLO: pezzo biografico riferito ad un personaggio famoso che sta per morire.

COLOPHON: è uno spazio interno al giornale in cui vengono scritti i nomi dei direttori, redattori, collaboratori, numeri di telefono delle redazioni ecc.

DIFFUSIONE: numero di copie del giornale vendute. sottraendola alla TIRATURA (n° di copie prodotte) otteniamo la RESA.

DIMAFONO: si tratta di uno strumento che registra le notizie dettate dai collaboratori.

DISTICO: è la spiegazione in testa ad un articolo.

FOLIAZIONE: numero delle pagine del giornale.

FORMAT: struttura grafica di un titolo.

FORMATO: misura di una pagina. Può essere standard (Corriere della sera), tabloid (Repubblica), mini-tabloid.

FUORISACCO:era un metodo di trasporto delle notizie da una redazione alla sede centrale, che ora non si usa più. Solitamente si faceva con il treno.


Postato da: francecec a 12:54 | link | commenti

Padova, 13 dicembre 2004

Ecco cos'è la fotografia secondo noi ed Enrico Bossan.

LA FOTOGRAFIA

 

· Ci mostra qualcosa che non vorremmo vedere;

· È immediata, arriva subito;

· Mostra una realtà, ma non la spiega, quindi può ingannare.

· Le foto possono essere strumentalizzate (es. scambio di didascalie);

· Può diventare una prova (gli inglesi furono i primi a dirlo);

· Dà la consapevolezza che il fatto sia accaduto!

 

COME SAREBBE IL MONDO SENZA FOTOGRAFIA?

 

§ Grigio

§ Limitato

§ Piatto

§ Sconosciuto

§ Full of paintings

§ Meno informato

§ Meno d’impatto

§ Più unidirezionale

§ Ingenuo

§ Più povero (dal punto di vista visivo)

Il mondo della fotografia ha cambiato la nostra vita!!!!!!!!!

Ci aiuta a superare le nostre paure perché fa emergere la propria personalità. Un fotografo non può mantenere l’anonimato.


Postato da: francecec a 11:04 | link | commenti

giovedì, 09 dicembre 2004

Robert Doisneau, fotografo parigino.

Devo studiarlo per la lezione di Bossan...


Postato da: francecec a 15:53 | link | commenti (3)

 

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